ricerca brevettuale perche le parole chiave non bastano

Cosa può sfuggire nelle ricerche di anteriorità e come il consulente in proprietà industriale aiuta a valutare la brevettabilità di un’invenzione


Che si tratti di un'impresa pronta a investire in una soluzione nuova, di un inventore che si chiede se la propria idea meriti un brevetto o di chi analizza i brevetti altrui per studiare una tecnologia, osservare la concorrenza o trovare lo spunto per superare un ostacolo progettuale, il primo passo è quasi sempre lo stesso: si apre una banca dati pubblica e la si interroga con pazienza provando parole e sinonimi, frasi intere e termini isolati, finché i risultati non restituiscono un'idea plausibile di ciò che esiste già. 
È un lavoro sensato, spesso condotto con scrupolo, ma anche la ricerca per parole più accurata resta legata al vocabolario di chi la compie e il quadro che ne emerge rischia di essere incompleto per ragioni che dipendono poco dalla diligenza e molto dal modo in cui i brevetti vengono redatti, classificati e resi pubblici. Conviene perciò distinguere la ricognizione preliminare, che serve a orientarsi, dalla verifica professionale da impostare in funzione della decisione che impegnerà risorse, che si tratti di sviluppare un prodotto, depositare una domanda di brevetto o entrare in un mercato.

Qualunque sia lo scopo, la ricerca lavora su descrizioni tecniche scritte secondo convenzioni lontane dal linguaggio comune. Chi redige una domanda di brevetto preferisce nominare la funzione anziché il prodotto, salendo volentieri di un gradino nella generalità e, fra più sinonimi, adotta il più esatto o il più ampio. L’esempio lampante lo fornisce direttamente l'Ufficio europeo dei brevetti: chi cercasse la parola “pen” non vedrebbe comparire il documento EP0622250A1, benché tratti proprio di una penna, perché il redattore del testo brevettuale l'ha chiamata “writing instrument” e una ricerca testuale limitata a quella parola può lasciare esclusi i documenti che descrivono lo stesso oggetto con espressioni diverse. 
Il documento del caso viene invece rinvenuto passando per la classificazione, ossia il sistema con cui gli uffici ordinano le pubblicazioni secondo il contenuto tecnico, a prescindere dal lessico e dalla lingua; in questo caso il gruppo B43K5/00 riservato alle penne dotate di serbatoio d'inchiostro.

Si dirà che a un ricercatore attento sarebbe bastato un sinonimo in più, ed è vero; ma l'esempio vale proprio per la sua semplicità. In una soluzione tecnica articolata, infatti, la stessa funzione può essere designata in molti modi, descritta a diversi livelli di astrazione o collocata in un ambito applicativo che a chi cerca non verrebbe in mente di esplorare. Del resto, ognuno conosce la tecnica attraverso il proprio vocabolario e la propria esperienza, che si tratti del lessico interno di un'azienda, dei termini maturati da un inventore in mesi di prove o della terminologia di una disciplina. 
La letteratura brevettuale, intanto, è piena d’invenzioni rimaste sulla carta, mai diventate prodotti e perciò ignote anche a chi frequenta il settore da anni. Moltiplicare le parole riduce il rischio senza eliminarlo, poiché nessun elenco di termini può anticipare le scelte di tutti i redattori e nessun elenco di risultati segnala ciò che non ha trovato; e chi scambia quell'assenza per un vuoto rischia di fondare su basi incomplete decisioni onerose.

Questo non toglie valore alle banche dati, le quali restano strumenti preziosi per orientarsi. Tra queste menzioniamo Espacenet, messo gratuitamente a disposizione dall'EPO, che offre un archivio mondiale di oltre centocinquanta milioni di documenti, affiancando la ricerca testuale a quella per classificazione e la traduzione automatica. 
Il problema nasce quando l'esito di questa esplorazione, per quanto paziente, viene preso per una risposta definitiva perché può trarre in inganno in entrambe le direzioni. Se i risultati sono pochi, è facile convincersi che l'idea sia nuova e investire per svilupparla o brevettarla. La scarsità, però, può dipendere soltanto dalle parole adoperate o dai confini entro cui si è cercato e il documento che anticipa l'idea può riemergere più tardi, durante l'esame della domanda o per iniziativa di un concorrente, quando tempo e denaro sono già stati spesi. Se i risultati sono molti, al contrario, si rischia di scoraggiarsi e di abbandonare un'idea valida perché un lungo elenco non dice quali pubblicazioni descrivano davvero la stessa soluzione e quali le somiglino soltanto nel titolo. 
Capire in quale dei due casi ci si trovi, passando dai documenti disponibili a una valutazione affidabile, è il compito del consulente in proprietà industriale.


Dal vocabolario al metodo

Se chi cerca ha già provato molte combinazioni di parole, il contributo richiesto al consulente non può consistere nell'aggiungerne altre, e infatti il suo lavoro comincia prima: si scompone la soluzione nelle sue caratteristiche tecniche e si stabilisce che cosa la ricerca debba intercettare, tenendo conto delle varianti, delle lingue e delle aree contigue in cui lo stesso accorgimento può essere stato descritto per altri scopi; solo allora si scelgono termini, codici di classificazione e rimandi fra pubblicazioni. 
Non diversamente, le linee guida dell'EPO chiedono ai propri esaminatori un piano iniziale che fissi idee portanti, settori e vocaboli, pronto a essere corretto alla luce dei risultati. 
Una pubblicazione pertinente diventa così a sua volta un punto di partenza, sia verso i documenti più vecchi che cita, sia verso quelli più recenti che la richiamano; un riscontro inatteso, invece, può suggerire di spostarsi su altri gruppi della classificazione. 
Nel frattempo si annota che cosa resta fuori dal campo d'indagine e perché.

Lo stesso metodo serve quando la ricerca sembra deserta e quando restituisce una mole ingestibile di pubblicazioni. Nel primo caso bisogna chiedersi se il silenzio dipenda dall'assenza di tecnica nota o soltanto dalla strada scelta; nel secondo occorre riconoscere i documenti che meritano una lettura attenta senza farsi guidare dal posto che occupano nell'elenco: un testo in apparenza lontano può nascondere la caratteristica decisiva in un passaggio della descrizione, mentre un altro, dal titolo quasi identico, può riguardare un funzionamento diverso. 
Nessun filtro automatico sostituisce questo giudizio che unisce ricerca e lettura tecnica fino a poter spiegare perché un risultato sia pertinente, o perché non lo sia.


Dall'elenco alla decisione

Per chi deve capire se un'idea sia brevettabile, trovare una pubblicazione simile non significa che l'idea sia già nota, così come non trovarne una identica non basta a ritenerla nuova. 
Il consulente confronta ciò che i documenti hanno davvero reso pubblico con le caratteristiche della soluzione e ne controlla le date prendendo come riferimento il deposito o, per il contenuto che ne beneficia, la priorità validamente rivendicata. 
Tiene inoltre distinti due giudizi che, se confusi, trasformano un elenco di brevetti in una falsa risposta: nella prassi europea la novità viene meno solo se una singola divulgazione rende accessibile la soluzione in modo diretto e privo di ambiguità. L'attività inventiva chiede invece se una soluzione, pur nuova, si discosti dalla tecnica nota in un modo che a un esperto del ramo sarebbe apparso ovvio. Basta una frase della descrizione, o una variante costruttiva, a rovesciare l'esito di valutazioni che nessun conteggio di risultati può risolvere.

Questo lavoro certosino, se condotto fino in fondo, offre qualcosa di più di una lista o di una rassicurazione generica: individua le pubblicazioni rilevanti e chiarisce quali aspetti della soluzione vi compaiano e quali richiedano un esame ulteriore. Per esempio può far emergere che il principio generale è già noto ma che un accorgimento particolare merita attenzione, oppure suggerire di cambiare rotta prima di investire altre risorse su una strada già percorsa da altri. 
Nemmeno la ricerca più accurata, sia chiaro, può garantire che il brevetto venga concesso perché la decisione spetta all'ufficio che esamina la domanda; permette però di stabilire con cognizione di causa che cosa approfondire, se vi sia spazio per un deposito e quale contributo tecnico porre al centro.


I limiti della ricerca e i tempi della tutela

Una valutazione seria dichiara anche i propri limiti, a cominciare dal fatto che i brevetti pubblicati non esauriscono ciò che può essere determinante. Per l'articolo 54 della Convenzione sul brevetto europeo lo stato della tecnica abbraccia qualunque conoscenza resa accessibile al pubblico prima del deposito o, per il contenuto che ne beneficia, della data di priorità validamente rivendicata per iscritto, a voce, con l'uso o in altra forma, e la prassi dell'EPO non vi pone confini geografici né linguistici. Un articolo scientifico, una relazione a un convegno o una dimostrazione pubblica possono quindi pesare quanto un brevetto pur sfuggendo a una ricerca limitata ai brevetti. 
Vi sono poi le domande di brevetto già depositate ma non ancora pubblicate: quelle europee vengono di norma pubblicate dopo diciotto mesi dal deposito, o dalla prima priorità rivendicata, salvo richiesta di pubblicazione anticipata, e finché restano riservate non sono reperibili nelle banche dati pubbliche. Una volta pubblicate, però, le domande europee anteriori entrano a far parte dello stato della tecnica anche rispetto a una successiva domanda europea per la quale, alla data pertinente, non erano ancora pubbliche, sia pure ai soli fini della novità. A contare sono le rispettive date di deposito o di priorità validamente rivendicata: una domanda altrui con data anteriore, che descriva già nel testo depositato la soluzione, può dunque bastare a privare l'invenzione del requisito della novità, anche se resa pubblica soltanto in seguito.

Se oggi una ricerca non trova nulla di simile all'idea che si vuole proteggere, insomma, non si può escludere che qualcuno ci sia arrivato prima e che lo si scopra soltanto più tardi; chi presentasse quel risultato come una certezza prometterebbe ciò che nessuna ricerca è in grado di dare.

Diverso, e spesso sottovalutato, è il rischio che riguarda ciò che, cercando, si lascia trapelare. Persino agli esaminatori dell'EPO le linee guida chiedono di dosare con cura le interrogazioni rivolte ad archivi esterni attraverso reti non protette, perché dalle parole digitate non si risalga a una domanda ancora segreta. La stessa prudenza conviene a chiunque inserisca la descrizione della propria idea in un motore di ricerca o in uno strumento d’intelligenza artificiale senza sapere che uso ne verrà fatto. Più grave ancora è la divulgazione vera e propria, poiché in Europa, a differenza degli Stati Uniti, non esiste un periodo di grazia generale per le rivelazioni dell'inventore. L'articolo 55 della Convenzione e l'articolo 47 del Codice della proprietà industriale ammettono soltanto eccezioni circoscritte: l'abuso evidente subito dal richiedente nei sei mesi anteriori al deposito e la presentazione dell'invenzione in esposizioni internazionali ufficiali o ufficialmente riconosciute. 
Un video dimostrativo, una fiera o un'offerta a un cliente che precedano il deposito possono così pregiudicare la novità senza che alcuna ricerca successiva vi ponga rimedio.

Anche il calendario incide e non ammette rimedi tardivi, infatti la ricerca brevettuale dà il meglio nelle fasi iniziali quando i risultati possono ancora orientare la progettazione e far emergere l'eventuale contributo originale, per poi approfondirsi in vista del deposito. 


Una domanda prima della ricerca

Lo scopo della ricerca, infine, ne determina la forma. 
La ricerca di anteriorità, quando è finalizzata a valutare un possibile deposito, fornisce gli elementi per esaminare la novità e l'attività inventiva di una soluzione; la verifica della libertà di attuazione chiede invece se un prodotto possa essere fabbricato e venduto in certi mercati senza ledere privative altrui, e guarda perciò alle rivendicazioni dei brevetti in vigore e delle domande pendenti in quei Paesi. 
Chi vuole contestare un brevetto cerca le divulgazioni anteriori alla sua data di deposito o di priorità validamente rivendicata, ma considera anche le domande anteriori pubblicate successivamente, quando siano opponibili secondo la disciplina applicabile. Chi segue una tecnologia o un concorrente, infine, ha bisogno di una mappatura del settore e di un monitoraggio continuo, anche perché le classificazioni stesse cambiano: l'IPC ogni anno, la CPC più volte l'anno. La medesima interrogazione, ripetuta a distanza di mesi, può quindi dare esiti diversi e chiarire fin dall'inizio quale domanda porre è il primo compito del consulente.


Chi sta valutando una nuova soluzione, o deve decidere sulla base dei brevetti altrui, farà bene a sottoporre la questione a un professionista prima di considerare conclusiva la propria ricerca. Quella ricerca non sarà stata tempo perso se ne avrà conservato memoria: le banche dati consultate, le parole e le combinazioni provate, i documenti scartati con il motivo dell'esclusione permettono di proseguire da dove ci si è fermati e mostrano quali strade restino aperte. 
Innova&Partners conduce ricerche di anteriorità su scala mondiale e definisce con i clienti la strategia brevettuale, segue gli inventori dalla stesura del testo fino al deposito e rilascia pareri di libera attuazione. Per un primo confronto è sufficiente scrivere attraverso i recapiti dello studio. L'eventuale documentazione riservata sarà esaminata con modalità concordate, così da decidere sapendo che cosa altri abbiano già descritto e che cosa meriti davvero un approfondimento.

Data

29/10/2026

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