marchi di vino e distillati negli emirati arabi uniti aperta la classe 33

Ecco come tutelare vino e distillati verificando i titoli esistenti, scegliendo tra deposito nazionale e Sistema di Madrid.

Per una cantina che comincia a vendere all’estero, il nome sulle bottiglie accompagna un investimento che va ben oltre la prima spedizione: quel marchio permette ai clienti di riconoscere il prodotto, sostiene il lavoro del distributore e raccoglie la reputazione costruita nel tempo. 
Fino a poco tempo fa chi voleva proteggere quel nome negli Emirati Arabi Uniti si scontrava con un limite preciso: l’ufficio marchi non accettava domande nella classe 33, ossia quella che comprende vini, liquori e distillati. L’apertura intervenuta a metà settembre 2026 consente ora di chiedere una registrazione riferita direttamente a questi prodotti e offre alle imprese italiane un’occasione per rivedere la propria posizione nel Paese.

A beneficiare del cambiamento sono anche i produttori già presenti sul mercato poiché, per anni, la strategia di tutela ha dovuto adattarsi alle possibilità offerte dalla prassi locale ed oggi quelle scelte possono essere riesaminate alla luce dei prodotti realmente commercializzati.


Che cosa cambia per chi aveva già registrato il marchio

Per comprendere la portata della novità occorre partire dal rapporto fra il marchio e i prodotti che contraddistingue. Attraverso la Classificazione di Nizza le domande vengono organizzate in classi merceologiche e, all’interno di ciascuna, l’elenco dei prodotti e dei servizi identifica ciò per cui si chiede tutela. La classe 33 comprende le bevande alcoliche diverse dalla birra fra cui vini, liquori, distillati e sidro alcolico, oltre alle preparazioni alcoliche per bevande. La birra appartiene invece alla classe 32, insieme alle bevande analcoliche.

Proprio perché la classe 33 era preclusa, alcuni titolari avevano cercato protezione negli Emirati mediante registrazioni in classe 32 oppure in classe 43, dedicata anche ai servizi di bar e ristorazione. Era un modo per ottenere titoli sul territorio entro i limiti della prassi allora vigente, ma lasciava irrisolta la distanza fra i prodotti indicati nel registro e quelli su cui l’impresa aveva costruito la propria attività.

Se il vostro marchio è già registrato negli Emirati è dunque necessario intervenire? 
La risposta dipende anzitutto da ciò che è scritto nel certificato e dai prodotti che l’azienda intende proteggere poiché un deposito in classe 33 può integrare la tutela esistente. Prima di rinunciare ai vecchi titoli, però, occorre valutarne il contenuto e l’utilità: la loro anteriorità e la storia d’uso del segno possono ancora avere rilievo nella difesa del marchio, anche se sarebbe improprio promettere che una registrazione in classe 32 impedisca automaticamente ogni successivo deposito in classe 33.

Questa verifica riguarda anche i birrifici: la birra conserva la sua collocazione nella classe 32, ma la nuova prassi ne consente ora l’indicazione espressa nelle domande emiratine. Chi aveva ottenuto una registrazione limitata alle bevande analcoliche dovrebbe quindi controllare se l’elenco comprenda davvero i prodotti oggi distribuiti. Per un’impresa che vende sia bevande alcoliche sia versioni analcoliche, il confronto fra catalogo commerciale e registrazioni permette di individuare le necessità senza presumere che una sola voce protegga indistintamente tutta l’offerta.

Da qui può cominciare una revisione ragionata del portafoglio: a titolo d’esempio, il nome della casa produttrice, il marchio dell’etichetta più venduta e quello di una linea destinata a un futuro lancio, possono richiedere interventi e tempi diversi. Mettere in ordine queste priorità serve anche a destinare il budget ai segni che contano maggiormente per l’attività negli Emirati. 
Tale procedura è un’applicazione concreta del metodo descritto nell’approfondimento sulla gestione del portafoglio di proprietà industriale: un metodo ordinato ed efficiente che permette di confrontare i titoli immateriali posseduti con lo sviluppo dell’impresa, così che le decisioni prese anni prima continuino ad essere utili anche nei mercati di oggi.


Dai titoli esistenti alla scelta del deposito

Una volta individuati i marchi da proteggere, le registrazioni già ottenute in altri Paesi aiutano a scegliere come procedere. Dal 28 dicembre 2021 gli Emirati Arabi Uniti partecipano al Sistema di Madrid, il quale permette di chiedere la protezione di un marchio in più territori attraverso una procedura internazionale. Per il titolare di una registrazione internazionale esistente può essere possibile aggiungere gli Emirati mediante una «designazione posteriore», ossia una richiesta di estensione territoriale del titolo. È quindi opportuno controllare questa possibilità prima di dare per necessario un nuovo deposito nazionale.

La scelta richiede però di tornare all’elenco dei prodotti perché l’estensione geografica non permette di ampliare anche il contenuto della registrazione. Se il titolo internazionale comprende già i vini o i distillati interessati, la designazione posteriore può costituire una soluzione; se contiene soltanto bevande della classe 32 non si possono aggiungere prodotti della classe 33 con la stessa operazione. In quest’ultimo caso occorrerà valutare una nuova domanda nazionale emiratina oppure, quando sussistono i requisiti, una nuova domanda internazionale fondata su un marchio di base adeguato. Il limite è chiarito dalla WIPO nelle indicazioni sul deposito internazionale e incide direttamente sulla strada che l’impresa può seguire.

Anche quando entrambe le vie sono percorribili, il confronto va condotto sul singolo portafoglio considerando costi, documenti necessari e gestione delle domande. Per il deposito nazionale di un titolare stabilito fuori dagli Emirati, il Ministero richiede l’intervento di un agente registrato e una procura conforme ai requisiti locali. La designazione attraverso Madrid segue invece il percorso internazionale ma resta soggetta all’esame dell’autorità emiratina: la richiesta di estensione avvia la procedura e non garantisce l’accoglimento del marchio.


Proteggere il nome prima che nasca un conflitto

Qualunque sia la procedura prescelta, prima di affrontarne i costi conviene verificare se il nome possa entrare in conflitto con registrazioni anteriori perché l’apertura della classe 33 rende ammissibile una categoria di domande prima esclusa, ma la disponibilità del singolo marchio richiede comunque una ricerca che tenga conto dei segni identici o simili e dei prodotti pertinenti. 
Anche i titoli nelle classi collegate possono meritare attenzione, in particolare l’interazione fra le vecchie registrazioni in classe 32 e le nuove domande in classe 33 andrà valutata seguendo l’evoluzione della prassi d’esame.

Per chi esporta vino le conseguenze di una verifica omessa possono essere molto concrete: nell’articolo “Quando una ricerca tra marchi vale più di una bottiglia di vino”, abbiamo raccontato il caso di un’azienda vinicola italiana costretta a ritirare il prodotto dal mercato statunitense dopo aver ricevuto una contestazione sul marchio. Quella vicenda appartiene a un ordinamento diverso ma rende comprensibile il costo aziendale di un conflitto che affiora quando i rapporti commerciali sono già avviati: oltre al nome da cambiare, possono essere coinvolti etichette, listini e relazioni con la distribuzione.

Dopo il deposito, la sorveglianza consente di proseguire questo lavoro preventivo seguendo le nuove domande presentate da terzi. Secondo la procedura pubblicata dal Ministero emiratino, dalla pubblicazione nel bollettino decorrono 30 giorni per proporre opposizione; conoscere per tempo una domanda potenzialmente in conflitto permette di esaminarla e decidere come intervenire entro quel termine. Per le imprese già titolari di marchi nelle classi 32 o 43, l’apertura della classe 33 è perciò anche un motivo per riesaminare l’ambito della sorveglianza scegliendolo in funzione dei segni e delle attività da tutelare.

Questa pianificazione deve infine accompagnare le verifiche necessarie per vendere i prodotti nel Paese perché la sola registrazione del marchio non autorizza di per sé l’importazione, la distribuzione, la pubblicità o la vendita di alcolici: tali attività rimangono soggette alle regole e alle licenze applicabili, anche in relazione all’Emirato interessato. 
Coordinare i due percorsi permette di affrontare l’ingresso commerciale sapendo quali diritti sul nome si stanno acquisendo e quali ulteriori condizioni occorre rispettare.

Per una cantina o una distilleria che abbia già rapporti con un importatore emiratino, il lavoro può partire dai marchi presenti sulle bottiglie distribuite e dai relativi certificati; per chi sta preparando il lancio può cominciare dalle etichette prescelte e dai mercati di destinazione. 


Per valutare come utilizzare la nuova possibilità di registrazione negli Emirati è possibile contattare lo studio indicando i marchi interessati, le registrazioni già disponibili e i prodotti destinati al Paese: sono gli elementi da cui ricavare un piano d’intervento proporzionato all’attività dell’impresa.

Data

12/10/2026

Categoria

notizia

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