top gun e il diritto d autore chi controlla sequel e opere derivate

Il caso Yonay-Paramount mostra che cosa accade quando i diritti sull’opera originaria tornano agli eredi e perché, anche in Italia, contratti, nuove produzioni e riconoscimento dell’autore devono essere disciplinati con particolare attenzione.

Per milioni di spettatori il film Top Gun è il rombo dei motori che cancella ogni esitazione, la velocità spinta fino al limite, il rischio e l’adrenalina di ogni manovra; ma è anche la sfida fra uomini decisi a dimostrare di essere i migliori, la competizione che si trasforma in rispetto e l’amicizia cementata là dove un errore può costare la vita. Un immaginario così potente e riconoscibile da sembrare esistito da sempre.
Eppure prima di Maverick, Goose e Iceman, prima della musica, delle giacche di pelle e degli aeroplani contro il tramonto, c’erano soltanto undici pagine: nel 1983 il giornalista Ehud Yonay pubblicò infatti, su California Magazine, un reportage intitolato “Top Guns” dedicato alla scuola di addestramento avanzato dei piloti da combattimento della Marina statunitense. 

Yonay raccontava uomini, procedure e velivoli reali, ma lo faceva con una scrittura capace di trasmettere la disciplina quasi rituale di quell’ambiente, l’euforia del volo e la solitudine di chi porta il proprio corpo oltre i limiti ordinari. Paramount Pictures comprese subito che in quelle pagine vi era materia per il cinema; acquisì i diritti sull’articolo e, tre anni più tardi, portò nelle sale Top Gun
Il film riconosceva nei titoli il legame con il reportage di Yonay ma non si limitava a illustrarlo con fedeltà: inventava personaggi, costruiva conflitti e trasformava una scuola militare realmente esistente in una storia di formazione, amicizia, perdita e riscatto.

Da quel momento l’articolo e il film cominciarono a vivere come opere distinte. Il primo conservava la voce di Yonay; il secondo possedeva ormai personaggi, relazioni e vicende nate per lo schermo. Intorno al film si formò rapidamente una vera mitologia popolare: il successo nelle sale, la colonna sonora e un’estetica immediatamente riconoscibile trasformarono l’aviazione navale in un simbolo di coraggio, prestigio e avventura. La Marina statunitense aveva collaborato alla produzione mettendo a disposizione mezzi, strutture e competenze tecniche, e beneficiò inevitabilmente della straordinaria forza promozionale del film divenuto perfino un potente richiamo verso la carriera militare.


Nel 2022, quasi quarant’anni dopo il film originale, “Top Gun: Maverick” riportò al cinema quella storia con un sequel: il pubblico ritrovò le accelerazioni che schiacciano il corpo contro il sedile e un protagonista ormai invecchiato, costretto a confrontarsi con ciò che il tempo aveva lasciato irrisolto. Nel frattempo, però, i diritti sull’articolo di Yonay erano tornati ai suoi eredi.

La domanda interessante è: se la famiglia aveva recuperato i diritti sull’opera da cui tutto era cominciato, Paramount poteva tornare nel mondo di Top Gun senza chiedere una nuova autorizzazione?


Quando i diritti sull’opera tornano agli eredi

Dopo la morte di Ehud Yonay avvenuta nel 2012, la vedova Shosh e il figlio Yuval si avvalsero di un particolare meccanismo previsto dalla legge statunitense per porre fine alla cessione conclusa molti anni prima con Paramount. La section 203 del Copyright Act, la legge federale statunitense sulle opere creative, riconosce in determinate condizioni all’autore o ad alcuni suoi eredi un termination right: ossia la possibilità di far cessare una precedente cessione o licenza dopo un lungo periodo e mediante una procedura rigorosa.

La logica della norma è facile da comprendere: quando l’autore cede i diritti su un’opera appena creata non può ancora sapere quale valore questa acquisterà nel tempo. Per esempio chi scrive un reportage per una rivista può sapere di aver prodotto un buon testo, ma non può immaginare che quelle pagine diventeranno il punto di partenza di una produzione capace di generare valore per decenni. 
Il sistema statunitense offre quindi una seconda possibilità negoziale quando il mercato ha ormai mostrato la reale importanza dell’opera.

Per il lettore italiano è però necessario chiarire che “copyright” e “diritto d’autore”, pur proteggendo entrambi la creatività, non sono espressioni perfettamente equivalenti.

Il diritto d’autore italiano comprende sia le facoltà di sfruttamento economico (pubblicare, riprodurre, tradurre o adattare un’opera), sia i diritti morali che tutelano il legame personale fra l’autore e la sua creazione. Anche dopo aver ceduto le facoltà economiche, uno scrittore resta autore del proprio romanzo e conserva, fra l’altro, il diritto di rivendicarne la paternità.

Il copyright statunitense concentra invece la propria disciplina soprattutto sui diritti esclusivi di sfruttamento economico dell’opera. Quando si dice che il copyright sull’articolo di Yonay è tornato agli eredi s’intende che questi hanno riacquistato i diritti economici precedentemente concessi a Paramount, non la qualità di autore dell’opera che resta legata a Yonay.

Quella restituzione, tuttavia, non può cancellare il passato: il primo Top Gun era stato realizzato legittimamente nel 1986 quando Paramount disponeva dei diritti necessari. La legge statunitense consente che un’opera derivata già creata in modo lecito, per esempio un film tratto da un articolo, continui a essere sfruttata anche dopo la cessazione della licenza originaria. Il privilegio non si estende però alla preparazione, dopo la termination, di altre opere derivate fondate sull’opera protetta ritornata all’autore.

Gli eredi non potevano quindi chiedere il ritiro del primo film, né acquisire i personaggi, le musiche e le altre componenti nate per il cinema. E la regola non vieta ogni sequel in quanto tale: impedisce soltanto una nuova opera che incorpori l’espressione creativa protetta della fonte originaria senza una nuova autorizzazione.
Il problema riguardava dunque Top Gun: Maverick: era da considerare come un nuovo adattamento dell’articolo oppure come il seguito del film del 1986 costruito prevalentemente su personaggi e vicende appartenenti a Paramount?


Dall’articolo alla saga cinematografica: chi controlla sequel e opere derivate

Gli eredi sostenevano che il sequel aveva ripreso il nucleo creativo del reportage nel quale Yonay descrisse l’ambiente dei piloti d’élite, l’addestramento, la cultura della base, le manovre in volo e il contrasto fra la bellezza del cielo e la costante presenza della morte.

Paramount replicava che tali elementi provenivano dalla realtà: la scuola Top Gun esisteva davvero; le procedure militari, le caratteristiche degli aeroplani e la vita dei piloti non erano state inventate da Yonay. Il sequel, inoltre, riprendeva soprattutto ciò che il primo film aveva aggiunto all’articolo: il protagonista, il rapporto con Goose, il legame con Iceman, il senso di colpa e l’intero percorso narrativo sviluppato per il cinema. Una saga audiovisiva non è infatti protetta da un unico diritto, ma da un insieme di diritti distinti. Alla base può esservi un articolo o un romanzo ma su quella fonte vengono poi costruite sceneggiature, personaggi, dialoghi, musiche, immagini, marchi e ulteriori contributi creativi, ciascuno dei quali può avere una titolarità diversa. Per tali ragioni un sequel può appartenere alla stessa saga senza essere necessariamente un nuovo adattamento dell’opera originaria; il confine dipende dalla distinzione fra realtà ed espressione creativa.

Chi racconta un naufragio non può appropriarsi dell’ora dell’incidente, del numero dei passeggeri o delle operazioni di soccorso. Può però vantare diritti sul linguaggio, sulle immagini e sulla costruzione narrativa con cui ha trasformato quei fatti in un’opera originale. Allo stesso modo Yonay non poteva possedere la scuola militare, gli aeroplani o il coraggio dei piloti; poteva invece rivendicare la forma data a quella realtà: la selezione degli episodi, la struttura del reportage e le parole con cui aveva reso percepibile l’esperienza del volo.

Il diritto non protegge quindi il mondo raccontato ma il modo originale in cui l’autore lo racconta.


Quando la somiglianza diventa violazione

Nel 2024 il tribunale federale della California decise la causa in favore di Paramount con un summary judgment, ovvero un provvedimento che consente al giudice statunitense di chiudere la controversia prima del processo quando non vi sono questioni di fatto da affidare a una giuria.

Il 2 gennaio 2026 il Ninth Circuit, la Corte federale d’appello competente anche per la California, confermò la decisione. I giudici riconobbero la vivacità del linguaggio di Yonay e l’originalità della costruzione dell’articolo, ma conclusero che proprio tali elementi non fossero stati ripresi nel sequel Maverick. Le somiglianze indicate dagli eredi riguardavano prevalentemente fatti reali o temi narrativi troppo generali per essere riservati a un singolo autore: l’addestramento di un gruppo d’élite, la rivalità, il sacrificio, la redenzione e il contrasto fra la meraviglia del volo e la possibilità della morte.

Non basta, dunque, che due opere si somiglino: devono somigliarsi in ciò che il diritto protegge.

Gli eredi sostenevano però che l’originalità del reportage risiedesse anche nella combinazione complessiva dei suoi elementi. Questo è un punto interessante poiché nel diritto statunitense tale impostazione viene definita selection and arrangement, selezione e disposizione: le singole componenti possono appartenere a tutti, mentre la loro organizzazione può assumere una forma originale, così come le note musicali sono libere ma una melodia può essere protetta.

Secondo la famiglia, Yonay aveva intrecciato dettagli tecnici, ritratti umani, paura e desiderio di eccellere in una rappresentazione riconoscibile del mondo dei piloti. Il Ninth Circuit giudicò tuttavia questa ricostruzione troppo astratta: la rivalità che si trasforma in rispetto, il peso della perdita e il ritorno alla prova decisiva sono strutture narrative antiche, che devono restare disponibili agli autori futuri. La Corte ritenne quindi che articolo e film non condividessero una quantità sostanziale di espressione originale e proteggibile.

L’obiezione degli eredi riguarda proprio questo metodo di analisi: fino a che punto un giudice può scomporre un’opera in fatti, idee, archetipi ed elementi comuni senza perdere l’originalità che affiora dalla loro combinazione?

Il Ninth Circuit affronta il problema attraverso due passaggi. 
Nel primo, l’extrinsic test, il giudice analizza trama, personaggi, temi, dialoghi e ambientazione, dopo aver escluso tutto ciò che non è proteggibile. Soltanto se rimane abbastanza materiale simile si passa all’intrinsic test, il quale considera l’impressione complessiva delle opere dal punto di vista di un osservatore comune e può essere affidato alla giuria.

Nel caso Yonay il procedimento si fermò alla prima fase. Per Paramount questo filtro impedisce che il copyright diventi un diritto esclusivo su interi generi o ambientazioni; per gli eredi, invece, il metodo rischia di isolare ogni componente fino a rendere invisibile l’originalità dell’insieme.
L’emozione di una scena di volo, del resto, non appartiene a un solo fotogramma ma nasce dall’unione del ritmo, del suono, dei volti e del movimento. Separando ogni elemento si può finire per non ritrovare più la “magia” che li teneva insieme.


Il ricorso alla Corte Suprema e le differenze con il diritto italiano

Il 10 luglio 2026 gli eredi hanno depositato una petition for writ of certiorari, l’istanza con cui si chiede alla Corte Suprema degli Stati Uniti di esaminare una decisione di una corte federale d’appello. Il ricorso è stato iscritto il 14 luglio con il numero 26-61 e, alla data di pubblicazione di questo articolo, la Corte non ha ancora deciso se accettarlo. 
Nel corso del mese sono inoltre intervenuti, a sostegno degli eredi, alcuni avvocati specializzati nel diritto dell’intrattenimento, studiosi del copyright e associazioni di artisti musicali ed editori indipendenti. Il 17 agosto la Corte ha chiesto a Paramount di rispondere al ricorso e il termine per il deposito della risposta è stato poi prorogato al 16 ottobre. Il fascicolo era stato inizialmente distribuito per la conference del 28 settembre ma l’esame della richiesta proseguirà alla luce della risposta ora richiesta.

Per convincere i giudici a intervenire, la famiglia sostiene che le corti d’appello federali non utilizzino criteri uniformi e che il Ninth Circuit attribuisca al filtro analitico un ruolo più rigido rispetto ad altre giurisdizioni. La questione ha un peso particolare perché il Ninth Circuit comprende la California e quindi Hollywood, mentre il Second Circuit comprende New York, uno dei principali centri dell’editoria, della musica e della produzione culturale.

Va tuttavia precisato che un’eventuale decisione favorevole agli eredi non renderebbe automaticamente illecito Top Gun: Maverick. La Corte Suprema potrebbe limitarsi a censurare il metodo seguito dai giudici precedenti e rinviare la controversia per una nuova valutazione. La richiesta, in questa fase, non è dunque stabilire se il sequel abbia copiato il reportage, ma consentire che la somiglianza fra le opere venga osservata da una prospettiva diversa.


Per un autore italiano la vicenda presenta un elemento familiare e uno estraneo. È familiare la distinzione fra fatti e forma espressiva: anche il nostro diritto d’autore lascia libere le idee e gli avvenimenti proteggendo il modo originale in cui vengono rappresentati.
È invece estranea al sistema europeo una regola generale equivalente alla termination statunitense capace di far terminare una concessione dopo un lungo periodo anche quando l’opera sia stata pienamente sfruttata.
La direttiva europea 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, conosciuta come direttiva DSM, segue una strada differente poiché riconosce agli autori il diritto a una remunerazione adeguata e proporzionata; prevede obblighi di trasparenza sullo sfruttamento delle opere e consente di chiedere un compenso ulteriore quando quello iniziale risulti sproporzionatamente basso rispetto ai ricavi successivi. Permette inoltre, in caso di mancato sfruttamento, la risoluzione anche parziale del contratto o la revoca dell’esclusiva.

La differenza è sostanziale: negli Stati Uniti, trascorso il periodo previsto dalla legge, l’autore o i suoi eredi possono porre fine alla precedente cessione e recuperare i diritti economici sull’opera anche quando questa abbia già avuto pieno successo commerciale; nel sistema europeo, invece, la revoca interviene soprattutto quando il cessionario lascia l’opera inutilizzata.

Anche l’indicazione del nome dell’autore è disciplinata in modo diverso e, in Italia, la paternità dell’opera rientra nei diritti morali e non viene meno con la cessione delle facoltà economiche.
Nel caso Yonay la questione dell’attribuzione era regolata dal contratto del 1983. Il Ninth Circuit ha stabilito che Paramount avrebbe dovuto indicare Yonay soltanto se il nuovo film fosse stato prodotto usando i diritti conferiti da quell’accordo e sostanzialmente basato o adattato all’articolo o ad una sua versione. Poiché Maverick non utilizzava quei diritti, secondo la Corte non ricorreva la prima condizione e Paramount non aveva violato il contratto. 
Ciò non significa che il nome dell’autore della fonte debba apparire in ogni sequel. Significa però che, nei sequel, nei remake e negli spin-off, attribuzione e remunerazione dovrebbero essere trattati espressamente, senza lasciare che dipendano dalla futura e incerta dimostrazione che la nuova opera sia giuridicamente basata su quella iniziale.
 

Il caso Yonay ricorda così ad autori, produttori ed editori che il successo tende ad allargare il perimetro di ciò che ciascuna parte credeva di aver ceduto o acquistato; ed è proprio quando una storia supera i confini del contratto originario che il diritto deve distinguere ciò che appartiene ancora all’opera di partenza da ciò che, nel frattempo, è diventato una creazione autonoma.

Data

08/09/2026

Categoria

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