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Il destino di un’azienda spesso segue quello del suo logo: per la Apple questa affermazione è quanto mai veritiera. La Apple Computers Company nacque nel 1976, quando Steve Wozniak e Steve Jobs progettarono e costruirono un primissimo computer che potremmo definire artigianale, chiamandolo Apple I.

Dato che Wozniak al tempo era impiegato alla HP -già all’epoca un colosso in campo informatico-, lo propose ai vertici dell’azienda, che però rifiutarono gentilmente l’offerta: i due Steve decisero quindi di privarsi di alcuni beni personali per autofinanziarsi la costruzione della prima scheda-madre Apple I.

Più avanti, sempre nello stesso anno, Wozniak creò la seconda generazione di elaboratori, il famoso prototipo Apple II: anche stavolta i due giovani imprenditori decisero di proporlo ad un’altra grande azienda di allora -la Commodore-, ed anche in questo caso il rifiuto fu immediato.

Il logo della Apple di quei primissimi anni raffigurava un’immagine di Isaac Newton seduto sotto il classico albero di mele, sul quale campeggiava orgogliosa una scritta che suonava grossomodo così: “Newton… una mente in continuo viaggio attraverso gli strani mari del pensiero...solo”.

Era stata disegnata da un certo Ronald Wayne, che, insieme a Wozniak e Jobs, era stato uno dei padri fondatori della Apple Computers: nel 1976 tuttavia, dopo due sole settimane di lavoro alla Apple, Wayne decise di andarsene vendendo le sue quote -possedeva il 10%-, il cui valore allora ammontava a circa 800 dollari.

Disse che gli servivano per pagare delle spese personali, e poi affermò che a suo modo di vedere la Apple era un’azienda troppo rischiosa: col senno di poi è facile intuire come Wayne si sia in seguito dovuto pentire amaramente di quella scelta…

Insoddisfatto di quel logo -che superstiziosamente riteneva responsabile delle risposte negative ricevute-, Jobs decise di commissionarne a Rob Janoff, dell’agenzia Regis McKenna, la realizzazione di uno nuovo: questi finì con il disegnare un’icona raffigurante una mela morsicata e colorata a strisce orizzontali con i sette colori dell’arcobaleno. Non poteva ancora saperlo, ma si trattava di uno dei loghi più longevi mai realizzati, per una durata totale di ben ventitré anni: fu infatti questo il logo Apple dal 1976 fino a tutto il 1999.

Alcuni rumors dicono che il morso sulla mela di Apple fosse un riconoscimento ad Alan Turing, il padre della moderna informatica morto suicida ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio, in tono col proprio carattere eccentrico e prendendo spunto dalla fiaba di Biancaneve.

Janoff, in realtà, rivelò in un’intervista che il morso era solo un gioco di parole con “byte”: in inglese infatti “morso” si scrive “bite” ed un byte in informatica equivale a 8 bit; tant'è che il motto della Apple di allora era “Byte into an Apple”, un gioco di parole facilmente traducibile. Inoltre sempre Janoff sostenne che la presenza grafica del morso serviva anche ad evitare ambiguità, permettendo all’icona di non essere scambiata con un pomodoro piuttosto che con una ciliegia.

Nel 1999, su insistenza di Steve Jobs, l’azienda decise di “mandare in pensione” tale logo in favore di quello attuale, che ne mantiene l’inconfondibile forma pur essendo più stilizzato e privo di colorazione.

appleClizia Cacciamani

Data

02/09/2021

Categoria

Dall'idea all'invenzione
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